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VIA DELLA SETA, LA VIA: “NON SVENDIAMO IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO E LA DIGNITA'”

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“L’Europa parli una voce sola”. L’eurodeputato Giovanni La Via mette in guardia sui rischi insiti nei rapporti commerciali con la Cina caldeggiati dal governo italiano e oggetto di discussione all’ordine del giorno della plenaria di ieri. Una minaccia – dice La Via a termine del dibattito sulle relazioni EU-Cina tenutosi in Plenaria –  per il nostro welfare e il nostro sistema liberale e democratico”.

In vista del vertice di Bruxelles del 9 aprile con la Cina, il confronto si fa più stringente. “Le conseguenze di un’apertura al mercato cinese sono enormi, stiamo consegnando il 5G ai cinesi sulla base di un accordo poco chiaro – dice l’eurodeputato, e aggiunge – i rischi per la sicurezza informatica derivanti dalle reti 5G create da società cinesi sono elevatissimi: prima di chiedere reciprocità e pari condizioni, bisognerebbe forse chiedersi quanto sia da favorire l’ingresso in campo europeo del Dragone”, dice La Via condividendo di fatto le dichiarazioni del Presidente Antonio Tajani che aveva paventato il rischio di sudditanza dell’Italia nei confronti della Cina, una sudditanza in primis commerciale, che minerebbe le fondamenta su cui si basa la nostra economia.

“Stiamo attenti – aggiunge l’eurodeputato – a cedere alle lusinghe degli orientali in cambio di qualche investimento poco trasparente: le condizioni di base tra i due Paesi sono molto diverse, il sistema industriale cinese è fortemente “gonfiato” dai sussidi statali, con l’effetto di creare una concorrenza sleale verso le nostre imprese. Dobbiamo difendere la nostra libertà, non possiamo permettere un’invasione cinese e svendere il nostro debito pubblico e la nostra dignità. L’interesse dei cinesi per l’Europa e l’Italia è eccessivo, ma sul fronte europeo il governo nazionale è in una situazione di stallo. L’UE, d’altra parte, ha già dimostrato di voler arginare l’avanzata cinese sottoscrivendo un documento comune che mette nero su bianco 10 punti, fissando così dei paletti imprescindibili se vogliamo tutelare le nostre aziende da un competitor aggressivo quale la Cina”.

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