L’europa non taglierà le risorse agli agricoltori meridionali

L’europa non taglierà le risorse agli agricoltori meridionali

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Fonte: Corriere della Sera Magazines and Supplements ,

lunedì 11 giugno 2018

L’eurodeputato siciliano sarà il relatore nell’aula di Strasburgo del piano della commissione sulla politica agricola comune «Saranno penalizzate le aziende più grandi, quasi tutte al Nord»

La Commissione europea, dopo Brexit, deve tirar la cinghia e ha deciso quindi di ridurre del 5% le risorse per l’agricoltura, settore che vale un terzo del bilancio dei 27 Paesi: l’Italia riceverà 36,3 miliardi, circa 3 in meno rispetto al settennato 2014-2020. La proposta del «governo» Ue sarà discussa dal Consiglio formato dai capi di governo dei Paesi e dal Parlamento in cui relatori saranno una deputata spagnola della commissione Agricoltura e l’italiano Giovanni La Via della commissione Ambiente e sicurezza alimentare.

Onorevole La Via, i tagli alle politiche agricole europee si sono resi necessari dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione o hanno avuto altre cause?

«I tagli non sono stati causati solo dalla Brexit. La Commissione ha deciso di ridurre il budget per l’agricoltura dopo aver raddoppiato le risorse per Erasmus e aver destinato 100 miliardi per la ricerca e un fondo più consistente per l’emigrazione e l’integrazione. In ogni caso il Parlamento ha intenzione di dare battaglia sulla nuova Pac: intanto perché quella agricola è l’unica vera politica comunitaria, essendo tutte le altre integrazioni di quelle nazionali; inoltre la contrazione delle risorse penalizza ulteriormente la Pac, che già deve vedersela con la concorrenza internazionale».

Quindi?

«L’agricoltura, che in senso stretto rappresenta il 2% del Pil europeo e occupa il 4% della forza lavoro dei 27 Paesi dell’Unione, è la base fondamentale del ben più vasto settore dell’agroindustria che vale il 25% del Pil europeo. Per capire l’entità di queste cifre basta solo pensare alla produzione delle macchine agricole o dei concimi o attrezzi vari, ma anche alla trasformazione dei prodotti della terra e alla loro commercializzazione».

La nuova politica agricola comune penalizzerà il Mezzogiorno d’Italia?

«La Commissione europea ha proposto il cutting, il taglio degli aiuti che superano i 100 mila euro destinati ad un singola azienda, attraverso una progressività che va a colpire le imprese estese, di dimensioni tali da poter ricevere quel tipo di aiuto, e queste sono concentrate soprattutto al Nord, mentre le aziende medie e piccole operano prevalentemente al Sud, in Sicilia in modo particolare. C’è anche un altro aspetto da tenere in conto, relativo alle situazioni storiche, a quanto si produceva intorno agli anni 2000 e che finora ha costituito un precedente premiale. Ebbene la nuova Pac prevede di abolire questi privilegi acquisiti e che in Italia hanno favorito soprattutto l’agricoltura settentrionale».

In sostanza il Sud non sarà penalizzato dalla nuova Pac? L’agricoltura meridionale potrà guardare con serenità al prossimo settennato?

«Se si tiene conto solo di questi due punti il Mezzogiorno può essere tranquillo. Ma ce n’è un altro punto ancora in ballo e che il Parlamento terrà sotto osservazione con molta attenzione e che riguarda i parametri in base ai quali le aziende possono ottenere i premi: riteniamo che non debbano essere assegnati solo sulla base dell’estensione dei terreni, ma che si debba tener conto anche delle giornate necessarie per lavorare quegli stessi terreni. Per esempio, un ettaro di ortofrutta costa 20 mila euro all’anno, uno di grano 700 euro, perché bastano pochissime giornate di lavoro. Noi vogliamo che sia introdotto il parametro della produttività e se non sarà accettato è evidente che sarà penalizzata l’agricoltura del nostro Sud».

La commissione Ue vuole bilanciare i tagli assegnando maggiori agevolazioni ai giovani agricoltori. Lei che ne pensa?

«Il Parlamento ha da tempo chiesto l’adozione di questo provvedimento, si tratta di capire come si può procedere, tenendo conto che è forte il processo di senilizzazione del settore: in Italia due terzi degli operatori sono over 65».

Allora serve il lavoro dei giovani immigrati?

«Sì, perché in alcune zone ci sono difficoltà a trovare manodopera italiana. Ciò che manca sono i controlli per garantire la regolarità delle assunzioni e il trattamento di questi lavoratori, perché la concorrenza ha ridotto la marginalità del mercato e gli agricoltori spesso ricorrono a manodopera irregolare».

In sintesi, si può dire che al momento non si avvertono per l’agricoltura meridionale ricadute negative dalla nuova Pac, che destina all’Italia 24,9 miliardi per i pagamenti diretti, 8,9 miliardi per lo sviluppo rurale e 2,5 miliardi per le misure di mercato?

«Direi di no, al momento non ci sono elementi negativi, ma si deve lavorare perché il sistema degli incentivi per lo sviluppo rurale sia più equilibrato tra Nord e Sud e per rendere le imprese più competitive e più rispettose dell’ambiente. Quest’ultimo è un tema centrale, perché rispetto agli accordi di Parigi l’agricoltura è ancora inadempiente, a causa dell’eccessiva produzione di gas serra».

Lei ha parlato di disequilibri, perché?

«Perché il Nord riceve più aiuti grazie ai “pagamenti storici”, assegnati, per esempio, alle stalle che lavorano in modo intensivo, mentre al Sud gli allevamenti sono a pascolo. In sostanza nelle regioni settentrionali si riceve di più per ogni capo allevato in stalla».

Nella discussione parlamentare sulla nuova Pac avrà spazio in qualche modo il tema della Xylella fastidiosa che sta decimando gli ulivi pugliesi?

«Non si parlerà in modo specifico della Xylella fastidiosa, che è malattia di comparto, una tra le altre. Chiederemo però risorse per compensare le perdite subite dagli agricoltori a causa di vari agenti patogeni. Va detto con chiarezza, in ogni caso, che le comunità locali pugliesi hanno agito malissimo: all’inizio della patologia, per difendere pochi, di fatto hanno causato la diffusione della Xylella, perché si è impedito di adottare i trattamenti necessari a limitare la propagazione dei vettori. Comunque ricordo che la Commissione destinerà 10 miliardi per l’innovazione e la ricerca per rendere più competitiva l’agricoltura europea».

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