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L’eurodeputato Giovanni La Via: “Processo inarrestabile. Gli Stati Uniti, La Cina, l’India e tutte le economie emergenti seguano l’esempio dell’Europa”

La mobilitazione contro il cambiamento climatico

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“Oggi la speranza per un mondo più pulito ha un nome. Greta. Dieci, cento, un milione di Greta in tutto il mondo: una visione responsabile, da parte degli abitanti del futuro, che chiedono una svolta politica”.  L’eurodeputato Giovanni La Via (FI\PPE), componente della commissione Ambiente del PE, da lui già presieduta, con un ruolo determinante nei risultati portati dall’Europa sul fronte della lotta al cambiamento climatico, cosi’ commenta l’iniziativa Fridays For Future.

“L’impegno, la fiducia, il contributo delle nuove generazioni – che nella giovane attivista svedese proposta al Nobel per la Pace hanno trovato spinta e coraggio – sono terreno fertile per potere gettare un seme che potrà germogliare solo se il mondo sarà unito in una rinnovata visione globale”, dice La Via, protagonista di punti di snodo cruciali nelle battaglie dell’Unione, come nel dicembre 2015 quando alla Cop 21 di Parigi guidò la delegazione degli europarlamentari per lo storico accordo sui cambiamenti climatici, e ne firmò la ratifica.

“Da lì fu chiaro quale sarebbe stato il prossimo, irreversibile, corso a cui l’Europa dette uno slancio decisivo a livello globale”, commenta La Via. Gli obiettivi sono segnati, le strade e le strategie per raggiungerli anche, “favorendo un processo di riconversione senza strappi, incoraggiando e supportando gli investimenti in innovazione e nuove tecnologie”.

L’attuazione dei termini previsti dalla Conferenza Onu 2015 hanno dato il via a un’attività legislativa intensa. La sfida a lungo termine che attende l’Europa porta la data del 2050: “impatto climatico 0 da qui ai prossimi 30 anni”.  Le tappe intermedie del processo legislativo UE prevedono target ambiziosi: “per il 2030 le riduzioni delle emissioni gas a effetto serra del 40% rispetto ai livelli del 1990″. Per quanto riguarda le industrie, va ricordata la riforma del sistema di scambio di quote di emissioni ETS dell’UE, con circa 11.00 impianti e centrali, secondo il principio del chi inquina paga, ma con le dovute attenzioni ai comparti più a rischio, o gli sforzi nei settori dei trasporti, dell’agricoltura, dell’edilizia e della gestione dei rifiuti, che rappresentano il 60% delle emissioni totali dell’Ue. Le normative per la salvaguardia e l’incremento delle foreste, che da sole assorbono il 10,9% di gas serra, un’altra misura indispensabile sottolineata ad ogni passaggio”. Le energie rinnovabili non sono più il futuro ma il presente. “Insomma, l’Europa ha fatto e farà la sua parte. Bisogna agire con responsabilità, non c’è più tempo. Ma da soli non potremo cambiare il mondo, se pensiamo che l’Europa incide solo per il 10% delle emissioni globali. Adesso tocca anche agli Stati Uniti, nonostante la parentesi negazionista di Trump, alla Cina, all’India, e a tutte le economie emergenti. Il processo in atto è inarrestabile, i volti dei giovani di oggi per le strade del mondo sono emozionanti da vedere, segno che una nuova cultura ha attecchito nel nostro continente e non solo. Ci auguriamo che diventi virale. Grazie a Greta, grazie a tutti i giovani, grazie all’Europa, grazie a chi ha detto basta.”

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